lunedì 6 aprile 2009

Chogokin Chronicle - Finding the ultimate combination

In risposta alla riduzione continua del numero di nuovi personaggi prodotti, un trend che cominciò a partire dal 1977, la Popy decise di dare nuova vita alle licenze di alcuni personaggi precedenti: Godzilla, Ultraman, Kamen Rider e Gatchaman (La Battaglia Dei Pianeti). La riedizione di Ultraman ebbe grande successo; grazie alla collaborazione con un'agenzia pubblicitaria, si scatenò un nuovo 'kaiju boom' con un rinnovato interesse verso i 'mostri'. La moda dei remakes diede nuova linfa alla Popy, che colse l'occasione per sostenere la sua linea di produzione del 1979 con il nuovo Daltanious, il suo primo robot componibile dopo Voltes V. Murakami rievoca quel progetto come particolarmente arduo.

"La prima cosa che si deve fare quando si parla del design di un nuovo robot giocattolo, è decidere se sarà standalone, componibile o trasformabile. Oppure se si combinerà con altri prodotti venduti separatamente. Quelle sono le vere le caratteristiche importanti da tenere in considerazione. Così, quando ci siamo posti di fronte alle alternative, abbiamo inevitabilmente scelto che fosse componibile".

Ma quale sarebbe stato il passo successivo? Murakami riflettè molto su questo aspetto. Quando stabilì di progettare Daltanious, si indirizzò verso un escamotage molto popolare all'epoca: l'agganciamento.

"Combattler V e Voltes V utilizzavano la combinazione sistematica di veicoli simili. Il modello componibile era diventato quasi un clichè nell'industria del giocattolo, così l'unica nuova direzione possibile consisteva nella combinazione di robot, di animali o di robot e animali. In pratica, le progettazioni erano via via sempre più complicate. Ma non mi volevo arrendere, così mi decisi ad affrontare la sfida con il sistema di combinazione più stimolante: quello fra un robot, un animale ed un veicolo".


La sfida che intraprese Murakami fu di pensare al modo più sensato di far trasformare l'animale per farlo unire al robot e all'astronave. Non solo il componente animale doveva fungere da giuntura, ma doveva anche incorporare un sistema che gli permettesse di trasformarsi in un animale dalle sembianze realistiche.

"Non so quanti fogli di carta ho utilizzato", dice Murakami ridendo. "Pensavo a un sistema di agganciamento ralizzabile nella mia mente e poi provavo a fare uno schizzo su carta... giorno dopo giorno dopo giorno. Ma sentivo che la combinazione di elementi così profondamente diversi era veramente una grande sfida personale. Questo era ciò a cui pensavo mentre ci lavoravo sopra".

Dopo giorni e giorni di schizzi. Murakami riuscì a raggiungere la fusione dell'animale (quadrupede) Velarios con il robot umanoide Atlaus e il veicolo Gunper.

"E' stata davvero dura. Mi ricordo di essermi sentito davvero sollevato quando ho finito il progetto... e non avrei mai più pensato al design di un robot componibile simile un'altra volta!" sorride Murakami.

Daltanious davvero estese i limiti di ciò che era possibile creare per un robot componibile. Il culmine dell'era dei chogokin era stato raggiunto dando alla luce un vero e proprio capolavoro.

Takatoku Valkyrie scala 1/100

Le Valkyrie 1/100 se pur più piccole delle 1/55, sono la scala più difficile da trovare. Nonostante le dimensioni ridotte non hanno nulla da invidiare nei dettagli di produzione alle loro sorelle più grandi.












Takatoku VF-1J Hikaru Type

E' stata prodotta in due diverse colorazioni del cockpit.
Le Valkyrie originali Japan hanno solo la pettorina in metallo, per assurdo le "tarocche" saranno prodotte con più parti in metallo.









Taiwan Version VF-1J Hikaru Type

Versione prodotta a Taiwan, è stata importata in Italia dalla Litardi con l'adesivo "I TRASFORMABILI" che copre il marchio Takatoku nell'angolo basso destro della scatola che graficamente è identica all'originale.
La Valkyria si differisce dalla made in Japan solo per la mancanza dell'adesivo verde sul visore e per una verniciatura meno precisa del Cockpit.

In Italia venne comunque importata anche la versione originale attraverso canali alternativi.










Taiwan Version VF-1J Hikaru Type Full Metal

Questa è la versione più pesante tra tutte le 1/100. Made in Taiwan, a differenza delle originali, vengono realizzati in metallo i piedi, la parte interna ed esterna della gamba, la pettorina e la schiena. Un vero chogokin. Il bazooka viene sostituito da un improbabile fucile, la testa perde la colorazione scura del visore e le antenne assumono il colore della testa. L'adesivo sulla pettorina è molto approssimativo.
Il box diviene più piccolo e perde il polistirolo a vantaggio di un termoformato. Permane la dicitura "MACROSS" nell`angolo basso ma nella parte posteriore la trama dell'anime e la scheda tecnica viene tradotta in inglese.
Chissà perchè rimangono solo 3 delle 6 valkyrie riportate nella grafica originale.













Takatoku 1982: VF-1S 1/100 Fokker Type

Unica versione, forse la più famosa per la livrea giallo/rossa appartenente allo "Squadrone dei Teschi".











Takatoku 1982: VF-1A 1/100 Standard Type

Unica versione. Il retro dei box per le 4 Takatoku rimane identico.








Takatoku 1982: VF-1J 1/100 Takatoku Max

Unica versione.








Bandai 1984: VF-1A 1/100 Hikaru Type Version

Oramai chiusa, la Takatoku passa gli stampi alla Bandai che produce le Valkyrie per il film in uscita nel 1984. E' l'unica 1/100 della Bandai che per l'evento produrrà delle 1/55 ineguagliabili ed è l'unica che riporta stampigliato all'interno della gamba, la casa produttrice e l'anno. Nessuna 1/100 Takatoku riporta diciture sul giocattolo.











Taiwan Version VF-1J 1/100 e VF-1S 1/100 Strike

Utilizzando gli stampi giapponesi, vengono prodotte diverse versioni non originali; se pur le plastiche, la verniciatura del cockpit e la perfezione degli adesivi non è più quella originale, rimangono dei prodotti ben realizzati e fedeli. Il giocattolo acquista peso venendo stampato in metallo anche l'interno delle gambe e la schiena.

Il nome ormai risonante "BATTROID VALKYRIE" rimane sul box come la figura famosa di Fokker ma sparisce definitivamente il logo di "Macross".
Il retro del box perde la grafica originale sostituita dalle istruzioni per la trasformazione.

Se nell'anime esiste un corrispettivo della VF-1S Strike con la livrea rossa/nera (questo è l'unico esemplare in scala 1/100 di questa versione), la VF-1J non porterà mai questi due colori.











Taiwan "Robotic Jet" Version: VF-1J e VF-1A

In questa versione anche il box perde ogni riferimento alla serie originale.
Gli stampi sono gli stessi ma le livree non corrispondono più alle corrispettive Valkyrie dell'anime. La versione in livrea giallo/rossa (non esiste in Macross) viene prodotta con interno gambe, schiena e piedi in metallo e vine dotata di un fucile di fantasia.
La versione in livrea giallo/nera corrispondente allo Squadrone dei Teschi viene prodotta con un nuovo stampo della testa che riporta approssimativamente alla VF-1A Type non esistente con questi colori.















Dell'origine della specie - parte 2

L'articolo ci dice anche che la Watanabe Giken progettò il Conversion Kit, i diecast in scala 1/144 e alcuni kit della Arii. Non si fa menzione della SDF-1, ma il prototipo è posto accanto al modello poi prodotto diverse pagine più avanti nella rivista, il che potrebbe indicare che sia ancora esistente. I dirigenti Takatoku volevano che la SDF-1 fosse il fiore all'occhiello della linea, ed è decisamente possibile che un prototipo sia stato realizzato internamente.

Un altro dettaglio interessante riguarda le varianti nelle scatole per la VF-1J. Fu così popolare che la Takatoku produsse qualcosa come 200.000 unità in soli due mesi, il che causò molta usura alle maschere usate per tagliare il cartone della scatola a vetrina. Si può dedurre a quale fase produttiva risale una VF-1S semplicemente osservando il cartoncino. A questo indirizzo si trova una più dettagliata descrizione delle varianti.

Nella prima versione si trova una striscia di cartoncino compresa fra le due gambe della Valkyria, e una rientranza per ciascun laser della testa.







La seconda versione perde la striscia fra le gambe, ma mantiene le rientranze per i laser della testa (non ho una foto a corredo).

La terza versione perde anche la rientranza per i laser grazie a un taglio lineare del bordo superiore.






La quarta versione ripresenta una rientranza per i laser, ma in un taglio unico. Questa è la forma definitiva del box che poi prenderanno anche tutte le altre Valkyrie successive.



Dell'origine della specie [Valkyrie inside]







Il numero di questo mese della rivista Figure-Oh include una serie di interessantissimi articoli riguardanti i giocattoli Takatoku della serie Macross. Sono stati scritti da Koji Iagarashi, che è autore, fra i vari libri, della guida a Chogokin e Popynica universalmente conosciuta come Green Arrow Graffiti, e che è riuscito a rintracciare colui che realizzò il bellissimo prototipo abbastanza grezzo di Valkyria che era possibile vedere nelle primissime pubblicità di questi giocattoli (per chi, lette queste righe, si volesse mettere alla ricerca forsennata di questo prototipo, la cattiva notizia è che si legge questo non esista più).









Questa primissima Valkyria non venne realizzata direttamente dalla Takatoku. Il design di questo modello venne affidato a una ditta chiamata Watanabe Giken, che si occupò di prototipare diversi giocattoli anche per Popy e Takara. Questa ditta è ancora in attività, ma non si occupa più di prototipi da diverso tempo.

Tetsu Watanabe che si occupò del progetto in questione parla di plastica ABS rifinita a mano per le parti di struttura, in unione a parti in resina sempre rifinita a mano per i dettagli. Le precedenti esperienze di prototipi per la Popy si notano chiaramente nel design con giunture con meccanismo a scatto usata in molti deluxe Popy (la Watanabe Giken prototipò anche il Sun Vulcan DX, il Golion e il Dancougar, fra gli altri). Watanabe realizzò anche i prototipi per le Valkyrie HCM.

Un altro articolo riguarda la transizione degli stampi Takatoku alla Bandai passando attraverso la Matsushiro. Iagarashi ci dice:

"Nel maggio del 1984 la Takatoku dichiarò fallimento. La sorte volle che fossero però in procinto di mettere sul mercato i giocattoli del film "Macross: Do You Remember Love". Dopo il fallimento della Takatoku, gli stampi delle valkyrie scala 1/55 vennero affidati al produttore ufficiale, cioè la Matsushiro. La Matsushiro cominciò a produrre le valkyrie 1/55 per il mercato d'esportazione, ma anche lei gradualmente fu vittima di grandi difficoltà finanziarie. La Matsushiro ha perciò cercato di essere acquisita da un grande marchio del mondo dei giocattoli, e ciò divenne la vera connessione fra la Bandai e la serie Macross."

L'articolo procede con un'intervista a Mr. Takayuki Morishima, che lavorava alla Popy nel periodo in cui la Bandai prese il controllo del merchandising della serie Macross dopo l'acquisizione della Matsushiro. All'epoca, come detto, i prodotti Matsushiro erano venduti prevalentemente all'estero tramite esportazione. Quando la Popy prese il controllo delle attività, decise di dare nuova linfa alla serie Macross per il mercato interno. Marishima dice del primo prodotto (la "Hi-Metal Strike Valkyria):

"La Takatoku aveva già creato un modello e anche un prototipo parziale della Strike Valkyria. Qui alla Bandai li usammo come riferimenti per gli stampi. Agli inizi si parlava semplicemente di ristampare i molds Takatoku così com'erano, ma poco prima dell'uscita del film nelle sale, fu deciso di aggiornare e correggere il design. Era già così ben progettato che non volevo aggiungere nulla alla struttura in sè, ma un aspetto su cui insistevo era di aggiungere dei missili alle ali... Un'altra cosa che feci fu di proporre un nuovo design per la calotta del cockpit. Anche la Super Valkyria Takatoku lasciò la calotta com'era nella modalità Battroid, e io volevo migliorarla in qualche modo. Così mi venne l'idea di una parte mobile che poteva scorrere sotto il petto. Finimmo di progettare questa innovazione giusto in tempo per la messa sul mercato della Strike Valkyria, e la proponemmo con un'offerta speciale. Divenne così popolare che lo facemmo anche per la VF-1A. C'è da ricordare anche che, quando abbiamo cominciato a discutere sulla distribuzione della versione Hi-Metal, scoprimmo che la Matsushiro aveva ancora a disposizione moltissime rimanenze di magazzino. Così alcune delle Strike Valkyrie vennero distribuite con adesivi Bandai a coprire le scritte Takatoku. [Una cosa inimmaginabile ai giorni nostri]. Sudo freddo a pensarci..."

venerdì 23 gennaio 2009

Chogokin Chronicle: AWAKENING - A new toy is born







Propongo una traduzione di alcuni capitoli del bellissimo libro Chogokin Chronicle. Non conoscendo io (purtroppo) il giapponese, traduco dalla traduzione inglese del sommo Matt Alt.

Nel 1974, la casa produttrice di giocattoli nota come Popy introdusse sul mercato un prodotto di cui il mondo ancora non avrebbe in pieno compreso le potenzialità. Infatti stava per cambiare profondamente la storia del giocattolo. Il nome di questo oggetto era "chogokin Mazinger Z". Il corpo in pesante metallo die-cast, i pugni sparabili, le dimensioni ed il realismo con cui il personaggio della serie animata era stato trasposto in un giocattolo tridimensionale incantò i bambini di tutto il Giappone. Il Mazinger Z chogokin divenne uno dei cavalli di battaglia della Popy, accanto a grandi successi di vendita precedenti fra cui vari "Jumbo Machinder", la cintura di di Kamen Rider, e la serie "Popinika".

Katsushi Murakami, l'uomo che può essere definito il padre delle serie Chogokin, rievoca la storia del dietro le quinte.

"A quei tempi, il Giappone si trovava nel bel mezzo della mania per le macchine die-cast, e cominciai a domandarmi se sarebbe stato possibile realizzare con precsione un robot in scala utilizzando proprio il metallo die-cast. Case produttrici di giocattoli straniere stavano già realizzando macchinine die-cast e altre figures, e pensai che ci poteva tranquillamente essere mercato per quel genere di giocattoli 'tecnici' anche in Giappone. Il Mazinger Z 'Jumbo Machinder' incarnava la forza, le dimensioni e l'imponenza del personaggio, ma semplicemente non offriva il dettaglio e il realismo che avevo in mente".

Iniziando con il suo fiore all'occhiello, la cintura di Kamen Rider Henshin, la Popy immise sul mercato una serie di grandi successi dell'industria del giocattolo. E il successo di questi prodotti era proprio dovuto al realismo, all'abilità del produttore di permettere ai bambini di ricreare le stesse azioni dei loro eroi televisivi. Questo principio corrispondeva esattamente all'idea di Murakami. E infatti egli portò tutto ciò al livello superiore.

Al tempo, Murakami era andato in pensione dalla Bandai e stava comunque lavorando come disegnatore freelance quando gli venne chiesto di lavorare per la Popy. Mentre rifletteva su una decisione in merito, Murakami potè vedere uno serie animata televisiva chiamata Mazinger Z. Lo impressionò profondamente; le primissime idee per un piano di merchadising legato alla serie cominciarono ad emergere. Due mesi dopo Murakami entrò a far parte ufficialmente della Popy. I suoi primi incarichi furono il managment di produzione e la supervisione sul design delle armi aggiuntive per la serie "Jumbo Machinder". Contemporaneamente, propose ai suoi superiori l'idea per un nuovo prodotto.

"Il Jumbo Machinder è grande e longevo, quindi è il giocattolo perfetto per Mazinger Z. Però mi piacerebbe utilizzare lo stesso metallo die-cast usato per le macchinine per creare qualcosa che davvero sia pesante e dettagliato, qualcosa di bello da toccare, che i bambini possano portarsi dietro in tasca."
Era l'inizio delle serie di giocattoli die-cast che sarebbero presto stati noti con il nome di "Chogokin".

"Agli inizi ero stato destinato a lavorare sui giocattoli Jumbo Machinder, ma i problemi legati ai materiali plastici limitavano molto ciò che avevo in mente di fare. Così pensai che se avessi potuto creare un prodotto di piccole dimensioni ma molto dettagliato, ai bambini sarebbe piaciuto molto".

Vari problemi tormentarono lo sviluppo del Mazinger Z die-cast. Tutto ciò che seguì fu una vera e propria nuova esperienza per la Popy: la tecnologia di stampi in plastica utilizzati per i Jumbo machinders, il know-how per implementare ruote ed assi in giocattoli die-cast come quelli delle serie Popinika, e la realizzazione di robot die-cast. Con l'aiuto di una ditta chiamata Ohtsuka Kikaku, la Popy riuscì a completare il prodotto tre mesi più tardi.

All'inizio la Popy aveva in progetto di vendere quel giocattolo con il nome di "Die-cast Mazinger Z", ma poco dopo il dipendente Yukimasa Sugiura ribattezzò il giocattolo "Chogokin". La Popy registrò il logo Chogokin, facendone un'icona sia dell'industria del giocattolo sia fra i consumatori. La storia delle serie Chogokin ha avuto inizio qui.

Getter Poseidon jumbo machinder Popy







La serie Getter Robot (da noi Space Robot) ebbe uno straordinario successo televisivo.
Fu naturale per la Fuji TV trasmettere a partire dal 1975 anche il suo seguito, ovvero Getter Robot G, giunto per fortuna anche sui teleschermi italiani e su quelli americani (con l'inspiegabile titolo di Scarvengers). Anche in questa serie come nella precedente troviamo tre velivoli che combinandosi in diverso ordine danno forma a tre differenti robot ormai mitologici, Getter Dragon, Getter Liger e Getter Poseidon.
Quest'ultimo è probabilmente il meno amato dal pubblico per il suo design particolare, e il giocattolo in versione jumbo machinder è di conseguenza quello di più semplice reperibilità (tutto è relativo...).





La parte inferiore della gambe ha la forma dei cingoli che il robot ha anche nel cartone, ma purtroppo le ruote sono solo 'stampate' nella plastica e quindi non possono scorrere. Dalle ginocchia in sù comunque migliora! Sulla schiena troviamo il lanciamissili, incluso nello stampo di plastica arancione del busto, da cui si possono sparare i 6 missili gialli inclusi nella confezione. Il meccanismo di lancio è semplice ma molto efficace: si posizionano i missili in alto e si schiacciano le due pompette azzurre nella parte inferiore cosìcchè la pressione dell'aria fa partire i missili. Vengono sparati lontanissimo! I collezionisti più fortunati che se lo ritrovano in collezione posso testimoniare. Questo meccanismo è unico del Getter Poseidon jumbo machinder. Forse la Popy nei modelli successivi ha preferito puntare su missilini più resistenti alle battaglie, oppure ha pensato che bastava un piccolo foro sulle pompette per rendere inutilizzabile il lanciamissili.
Le parti articolate, come la maggiorparte degli altri jumbo, sono le braccia e la testa. La ghiera blu attorno al collo gira veramente per simulare il Getter cyclone, ma il movimento non è molto morbido e si rischia di danneggiare il robot.
I pugni possono essere rimossi e sostituiti con gli accessori jumbo venduti separatamente. La testa, come nel Getter 3, non è di vinile morbido dipinto ma è decorata con adesivi.
Il Poseidon jumbo misura 23,5 pollici in versione normale, e 19,5 pollici quando si piegano le gambe e lo si pone in configurazione carroarmato. La versione Popy non è impossibile da trovare, la versione prodotta in messico dalla Jugarama lo è molto molto di più.

lunedì 12 gennaio 2009

Gakeen Robotman Serie





La Takara mise sul mercato il raro Gakeen Robotman nel 1976 come parte integrante della serie Robotman. La serie Robotman venne inizialmente concepita da Takara come una sorta di collegamento fra i Microman e gli Henshin Cyborg, dando così origine a un progetto a lungo termine che avrebbe dovuto chiamarsi serie Victory. Ma quando la linea Henshin Cyborg ebbe fine nel 1974, la Takara non aveva più ragione di puntare sulla Victory, e così la serie Robotman entrò a far parte della serie Microman.
Gakeen, lo saprà chiunque, fu un secondo robot magnetico che cercò di ripercorrere le orme del successo del suo più noto predecessore magnetico, l'ormai mitologico Jeeg Robot D'Acciaio. Nonostante non riuscì mai ad eguagliare la fama di Jeeg, la Takara mise sul mercato svariati modelli del Gakeen tra cui il Magnemo 8 , il Magnemo 11 e il Microman diecast. Il poco noto Robotman, oltre ad essere uno dei toy più grandi ispirati al Gakeen, è anche uno dei più rari e difficili da recuperare.
Si tratta di uno stupendo modello alto 12 pollici, completamente motorizzato. All'interno della confezione, oltre alle istruzioni a colori e al foglio degli adesivi, si trovano diversi accessori che non solo gli permettono di trasformarsi nel tri-cycle motorizzato, ma gli permettono anche di assemblarsi con altri Microman, tra cui lo stesso Robotman. Presenta, oltre ai pungi sparanti, anche delle ginocchia che sparano dei missili. Sulla schiena è visibile il vano per le pile e l'interruttore ON/OFF che attiva il movimento. Il gakeen Robotman è probabilmente alla base del design dello stupendo Robot Machine Z.