lunedì 12 gennaio 2009
Danguard jumbo mania
Un po' di versioni del Danguard Ace recuperate in diverse parti del globo terracqueo. La prima in alto a sinistra è chiaramente l'originale jumbo machinder Popy senza però le ali, in alto in mezzo una rara variante italiana, in alto a destra la variante peruviana. Nella riga inferiore 3 differenti varianti argentine. Impossibile datarle con precisione.
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UltraQ - Garamon Bullmark in vinile
Sulle serie kaiju, sentai e tokusatsu son davvero poco colto in generale. Sarà che anche quel poco che è arrivato nel nostro paese era culturalmente distante anni luce e lasciava poco spazio di confonto. Chi ci si è affezionato in occidente deve tutto al fascino indubbio e alla creatività folle di certi personaggi.
UltraQ è una serie ideata dal maestro Eiji Tsuburaya trasmessa ovviamente in bianco e nero dalla TBS a partire dal 1966. In pieno kaiju-boom i giocattoli ispirati a questa serie e alle successive (UltraQ fu seguita sugli schermi dal molto più popolare Ultraman) erano realizzati in vinile morbido, i cosìdetti sofubi.
Approfittando di due esemplari comparsi 'casualmente' in asta su Yahoo Japan in questi giorni, parliamo oggi del personaggio Garamon, realizzato dalla Bullmark. E' stato prodotto in almeno 4 versioni conosciute, riconoscibili per le differenze di colorazione. La prima di esse, la più rara da recuperare in perfette condizioni, è stata valutata intorno ai sette milioni di yen (circa 55 mila euro!). Se ne conoscono 3-4 esemplari esistenti sui 300 prodotti all'epoca dalla Bullmark. All'epoca veniva venduto a 350 yen, fate i vostri calcoli... Si tratta di uno dei sofubi più costosi della storia del giocattolo giapponese.
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domenica 11 gennaio 2009
Corazzata Spaziale Yamato [Nomura]
Nel 1974 Space Battleship Yamato sbarca sugli schermi del Giappone. La Popy l'anno successivo apre le danze dei giocattoli ad essa dedicati con un sofubi dell'analyzer e con il cosmo zero diecast. Ma l'audience di certo non si poteva accontentare di così poco. Data la grande influenza che le case produttrici esercitavano sugli studios dell'animazione, la grande avventura della Yamato avrebbe potuto fermarsi qui. Ma il destino aveva in mente dell'altro. Grazie anche a fattori concomitanti, come il successo mondiale di Guerre Stellari e la tesa situazione mondiale dovuta all'embargo dell'olio, Yoshinobu Nishizaki, produttore e regista, convinse la Toei all'idea di realizzare un film animato sulla Corazzata Spaziale nel 1977.
La Popy, forse scoraggiata dai primi insuccessi di vendite, mollò momentaneamente il colpo. La palla venne presa al balzo dalla Nomura, casa celebre fino ad allora per i tin toys, che volle cimentarsi con giocattoli die-cast probabilmente ispirata dall'ondata di novità cominciata proprio dalla Popy agli inizi degli anni '70. La Nomura acquistò i diritti di commercializzazione per la serie a partire dal 1978, giusto in tempo per godere pienamente del successo di "Addio Yamato".
Proponendosi come sponsor della seconda serie, la Nomura pubblicizzò energeticamente la sua nuova linea di giocattoli sulla yamato, che prevedevano sia mezzi che personaggi. I giocattoli, modesti ma finemente curati nei dettagli, ebbero poca longevità sugli scaffali dei negozi, sopraffatti dalla potenza commerciale della rediviva Popy/Bandai. Caddero poi nel dimenticaio, mai ristampati.
La Nomura detenne il primato sui toys ispirati alla Yamato per un periodo di due anni, finchè la Popy non reclamò la posizione che le spettava. Quando nel 1980 apparve sugli schermi giapponesi il film "Yamato per sempre", ad annunciare la terza stagione, la Popy sostituì la Nomura come sponsor, innescando una piccola competizione con la rivale. Se la Nomura aveva prodotto una delle 'pistole' e due scale differenti per la Yamato, Popy realizzò due pistole e tre scale differenti per la nave spaziale. La Popy aveva dalla sua anche l'esperienza Bandai così da aver avuto il pregio di aver costruito giocattoli molto più adatti al 'gioco'. La linea di arresto fu segnata probabilmente quando la terza serie venne interrotta a metà, così che Bandai produsse in contemporanea con l'uscita dell'ultimo film dedicato alla serie soltanto una serie di puzzle.
Andiamo per ordine dividendo per casa produttrice:
NOMURA
La Nomura per non perdere un'ottima occasione mise sul mercato gran parte della sua linea Yamato nei primi due mesi successivi al 2 ottobre 1978, la premiere televisiva della serie. Grazie anche ad una bellissima serie di spot pubblicitari, Nomura aveva grande fiducia nel potenziale della seconda serie grazie anche alla sconfinata popolarità che ebbe il film 'Addio Yamato'. La trasmissione della seconda serie infatti raggiunse dei picchi di share del 22% concedendo ai giocattoli Nomura una visibilità neanche lontanamente immaginabile.
Yamato scala 1/3000 (ottobre 1978)
Fu il primissimo giocattolo. Priva di strani meccanismi, si può tenere questo bel pezzo di metallo pressofuso da 8 pollici con la sensazione di stare maneggiando una vera yamato. Le alette rosse scattano con un semplice bottone, l'hangar è apribile e all'interno della confezione c'è in omaggio uno sfondo in cartone ottimo per l'esposizione.
Diecast Cosmo Tiger II (ottobre 1978)
Lungo 7 pollici, questo giocattolo scala 1/100 era solo leggermente più piccolo del model-kit Bandai. Ma era però costruito in metallo e con la possibilità di sparare dei missili.
Diecast Analyzer Robot (ottobre 1978)
Questa versione da 5,5 pollici quasi interamente in metallo era la vera risposta al sofubi prodotto da Popy. Discretamente posabile e con la possibilità di muoverlo con le rotelle sotto i 'piedi', rispettava pienamente il design del personaggio della serie animata. Benchè molto solido, la scarsa giocabilità non impressionò troppo i bambini dell'epoca che continuavano a preferire la trasformabilità e la componibilità dei Super Robots. La bellezza di modelli come questo sono apprezzati ai giorni nostri da quegli stessi bambini oggi diventati collezionisti.
Mystery Analyzer (ootobre 1978)
La Nomura volle cimentarsi anche con la plastica, e lanciò sul mercato questo analyzer contemporaneamente alla versione die-cast. Ma quel era il 'mistero' che dà il nome al modello? Un meccanismo rotante al di sotto permette al robottino di muoversi senza poter prevedere la direzione che prenderà. Ecco svelato l'arcano.
Personaggi Sofubi (vinile morbido) (ottobre 1978)
Per la prima volta era possibile giocare con i personaggi umani della serie Yamato e non solo con i mecha. Il set di 5 personaggi comprendeva Kodai (Wildstar), Yuki (Nova), Shima (Venture), Captain Okita (Avatar) e Dessler (Desslok), quest'ultimo dotato anche di mantello. Erano alti poco meno di 4'' e la mobilità era limitata alle braccia e alla vita.
Analyzers a carica (ottobre 1978)
Il più piccolo dei due è alto 2,5'' mentre l'altro raggiunge circa i 4'', entrambi destinati ad un pubblico di bambini senza troppe pretese.
Cosmogun
Di certo non è un capolavoro di realismo, concorderemo tutti. Ma mettete nelle mani di un bambino una pistola spaziale che produce luci e suoni e non farà troppo caso al fatto che non è esattamente identica a quella usata dai suoi eroi in TV. A corredo un distintivo in plastica che rappresenta la Yamato.
Proiettore (ottobre 1978)
Uno dei primi esempi di home-video. Grazie a questo proiettore i bambini potevano godersi 2 minuti di Addio Yamato ogni volta che volevano. La cassetta conteneva un nastro 8mm con la scena in cui la Yamato distrugge le navi di Goland. Non era la prima volta che si poteva guardare la Corazzata Spaziale Yamato a casa propria (la Asahi Sonorama commercializzò un proiettore l'anno precedente), ma questo comprendeva un proiettore dedicato con lampada alimentato a batterie, un piccolo schermo incorniciato da un cartoncino e una sorta di disco flessibile se si voleva riprodurre anche la colonna sonora (o uno script dei dialoghi se si volevano recitare le battute mentre si guardava il video). Non era proprio home-video, ma ci si cominciava ad avvicinare.
Yamato Capsule (ottobre 1978)
Quando pensi "di Starblazer ho tutto", ecco saltar fuori qualcosa che non ti aspetti. Queste capsule costavano 45yen nel 1978 e venivano riempite con inutlità varie. In teoria dovrebbe rappresentare in scala 1:1 la capsula trovata su Marte che conteneva il messaggio di Starsha di Iscandar. Il messaggio nel cartone animato includeva alcuni piani per la costruzione di un potente motore ad Onde Moventi e una mappa per raggiungere Iscandar, un pianeta lontanissimo i cui abitanti offrivano ai terrestri il CosmoDNA, un congegno capace di guarire la Terra dalle radiazioni mortali sviluppatisi in seguito al conflitto contro Gamilon.
All'interno della capsula troviamo: 1 adesivo della Yamato, 1 adesivo del robot analyzer, 1 gomma, 1 spilla della Yamato, 4 dischetti raffiguranti la ciurma della Yamato e 3 raffiguranti astronavi, che insieme a delle specie di piccole chiavi inglesi azzurre potrevano essere uniti a formare un braccialetto.
Mosaici Ministeck (ottobre 1978)
Quando ancora internet ed i videogiochi erano la vera fantascienza, i bambini si divertivano anche così, passando ore a incastrare piccole tesserine colorate su una griglia per formare un'immagine. Il sistema Ministeck fu inventato all'epoca nella Germania Ovest e poi esportato in tutto il mondo. Di Yamato esistevano due diversi kits.
Model Kits (novembre 1978)
Forse non tutti sanno che non fu solo Bandai a produrre model kit legati alla serie Yamato. Non sono molto esperto in materia, ma se non erro sono state prodotte la Yamato, due versioni di Andromeda e la corazzata Nasca. Si potrebbero anche analizzare uno per uno ma... non è che ne abbia molta voglia. C'è comunque un bellissimo articolo sul B-Club Magazine numero 37 del 1988 con un'intervista a Makoto Watanabe che spiega di tutto e di più.
Action Figures (novembre 1978)
Ispirate probabilmente dal gigantesco successo delle action figures di Guerre Stellari, La Nomura cercò di cavalcare l'onda di quel successo con queste AF da 3,3''. Venivano vendute in piccoli contenitori di plastica e sono state pensate come abitanti del bellissimo Ponte di Comando.
Yamato Ponte di Comando (novembre 1978)
Una bellezza, poco altro da aggiungere. progettato per contenere le AF da 3,3'' e il robot analyzer a carica più piccolo. Le tre poltrone si possono spostare, il centro di comando si illumina, i fondali dello 'schermo' sono intercambiabili, grazie a un piccolo altoparlante interno può anche emettere dei suoni ("video panel switch on," "Yamato launch" e altre 6 voci registrate).
Misura circa 12'' x 8'' x 8'', e se proprio non trovate le AF vintage, i gashapon della ciurma odierni ci stanno benissimo dentro. All'epoca non trovò grandi consensi in termini di vendite, ma ciò nulla toglie al grande fascino di questo toy meraviglioso.
Yamato Diecast scala 1/850 (dicembre 1978)
Lunga circa 13'' e più pesante di quel che si possa immaginare, è diventata la vera icona dei giocattoli die-cast Nomura ispirati a Starblazer anche se, nonostante l'elevato livello di definizione, include alcuni dettagli in plastica. Le proporzioni sono praticamente le stesse del modello scala 1/1300 ma è decisamente più precisa nei particolari e i missili possono essere sparati dai cannoni frontali.
Aquilone gonfiabile (1978)
Volete far volare la vostra Yamato? Basta questo aquilone di circa 60cm
Miniature die-cast (Marzo 1979)
Prodotte solo Yamato e Andromeda, lunghe 4'', un pollice più corte della loro controparte model kit della serie Bandai Mechanic Collection.
Gomme da cancellare (1978)
La Nomura firmò una collaborazione con la Amada, una dittà che si occupava di prodotti da cartoleria, alla quale fece realizzare diversi set di card e adesivi. L'unica gomma di cui dire qualcosa è la Yamato che esiste in due varianti di colore, grigia e rossa, e blu e rossa.
Figures in gomma multicolore (1978)
Le figures in gomma da 50 yen, realizzate in diverse colorazioni, erano confezionate singolarmente. Ne esistono 8 diverse, tutte alte (o lunghe) 2,3'' (alcuni esempi nell'immagine qui sopra a sinistra).
Le figures da 20 yen, venivano vendute sfuse nella scatola che si vede nell'immagine qui sopra (in basso a destra) oppure in confezioni multiple (nell'immagine in basso, a sinistra). Queste erano alte circa 2'', 17 modelli diversi, 8 colori differenti. Sempre nell'immagine sottostante, vari esempi di gomme da 20 e 50 yen.
Nella prossima puntata parliamo dei giocattoli Popy!
Pubblicato da Krustard3 alle domenica, gennaio 11, 2009 0 commenti
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giovedì 8 gennaio 2009
Legioss 1/55 Gakken
E` l`unico pezzo di questa serie made in Japan prodotto in metallo. E' conosciuta questa sola versione blu. La Gakken made in Singapore ha prodotto in metallo le 3 varianti in scatola ameriana "Robotech" ma anche loro sono assai rare. E' corredato di fucile, missili e cataloghino. L'illustrazione sul box è da brivido!
Pubblicato da Krustard3 alle giovedì, gennaio 08, 2009 0 commenti
lunedì 22 dicembre 2008
Cuore d'acciaio Takara
Oggi parliamo di Jeeg robot d'acciaio e del suo fedele Panzeroid editi da Takara a fine anni '70, capolavori imprescindibili della storia del giocattolo.
Chi agli inizi degli anni '80 era bambino si ricorderà in vendita nei nostri negozi preferiti i Micronauti. Ebbene, la somiglianza che tutti noi già all'epoca avevamo notato con Jeeg robot d'acciaio non era una casualità. I Micronauti infatti, prodotti dalla Mego e distribuiti in Italia dalla GIG, furono prodotti usando gli stessi stampi del modellino magnetico di Jeeg venduto con successo in Giappone ma mai commercializzato all'epoca in Italia.
Si tratta veramente di un giocattolo stupendo. Considerato che venne realizzato poco dopo i grandi classici nagaiani della Popy si nota subito che il livello di dettaglio è di cura e estremamente più alto. I colori e le rifiniture non sono esattamente uguali al robot visto nell'anime (braccia e gambe sono tinta unita verde e le trivelle non sono in scala), ma l'attenzione a ricreare con le sfere magnetiche l'aggancio dei componenti è commovente.
Del jeeg classico vennero anche messe sul mercato due strane versioni, una con il corpo bianco e una col corpo nero che però mantenevano la testa colorata normalmente. Probabilmente da qui venne l'idea per realizzare Baron Karza e Force Commander.
Nella versione vintage originale ogni componente è numerato in base allo stampo di provenienza. Il che è anche un metodo sicuro per distinguere la ristampa del 1999 e le successive in cui le diverse parti non sono numerate (altre differenze si trovano nel taglio degli occhi, in piccoli particolari delle trivelle, nei marchi mancanti al di sotto dei piedi ed ovviamente nella diversa scatola). I pugni sono sempre numerati uguali a due a due (nell'immagine sottostante i due pugni a sinistra riportano il numero 1, i due a destra riportano il numero 6)
Jeeg prima versione
Fu prodotto a partire dal 1976-1977. La confezione contiene il robot, i due giunti magnetici, il reggi-trivelle e le due trivelle alloggiati nel polistirolo. Il tutto chiuso dal copri-polistirolo. Erano inoltre presenti il telaio con 3 missili, il telaio con i 4 pugni e il catalogo/istruzioni con un lato a colori e uno in bianco e nero.
La pirma versione del jeeg è quella comunemente conosciuta come "trivelle a punta". Come si evince dalle immagini deve questa definizione al fatto che le trivelle del robot sono appuntite. Considerate troppo pericolose per l'incolumità dei bambini del Sol Levante, vennero sostituite nella versione successiva con trivelle dalla punta arrotondata.
La prima versione di Jeeg presenta sotto il piede destro il logo Takara, sotto il sinistro scritte giapponesi e l'acronimo "NET".
Esistono per altro due varianti della prima versione: la seconda in ordine cronologico presenta la comparsa della scritta JAPAN sotto il piede e includeva il catalogo del gakeen magnetico Takara.
Jeeg seconda versione
Fu prodotto a partire dal 1977. Il jeeg seconda versione presenta sotto il piede sinistro la testa del logo Takara con la scritta JAPAN, sotto quello destro scritte giapponesi senza l'acronimo "NET".
Le trivelle come già detto sono arrotondate. E anche i missili furono leggermente smussati ( sono infatti uguali a quelli dei Micronauti magnetici).
Le scatole delle due versioni sono differenti. Il bollino rosso ha un numero seriale ovviamente diverso ed è leggermente più piccolo che nella scatola della prima versione.
Anche il foglietto delle istruzioni è leggermente differente.
Panzeroid prima versione
Il cavallo si presenta in condizioni mint con tre sacchetti di accessori, il foglietto degli adesivi, il catalogo, il telaio rosso con 4 missili e il telaio blu con i 4 zoccoli. Nella primissima versione la parte finale della coda è appuntita. I 4 missilini sono più appuntiti che nella seconda versione e si presentano (così come gli altri accessori) di un rosso molto intenso.
Panzeroid seconda versione
La terminazione della coda è arrotondata per motivi di sicurezza.
I 4 missili attaccati al telaio hanno la punta stondata per non essere pericolosi e si presentano di un rosso sbiadito.
Giftset Jeeg con Panzeroid
Il bellissimo giftset contenente sia Jeeg che il cavallo è l'ultima incarnazione in ordine cronologico di casa Takara (probabilmente edito nel 1980). All'interno troviamo un jeeg seconda versione e un panzeroid seconda versione.
Pubblicato da Krustard3 alle lunedì, dicembre 22, 2008 0 commenti
mercoledì 10 dicembre 2008
Lansay Blue Treds (beta) Fighter & Alpha Fighter (2-pack)
La Gakken aveva inizialmente in progetto di produrre un Beta Fighter da affiancare all'Alpha Fighter precedentemente realizzato. Alcuni prototipi di test e samples per i rivenditori vennero realizzati in Giappone in tutti e tre i colori (rosso, blu e verde). Ma l'intero progetto venne abbandonato e così questi giocattoli non vennero mai prodotti e messi in vendita nei negozi. Questo finchè non entrò in scena una casa produttrice di giocattoli chiamata Lansay!
La Lansay, compagnia d'origine francese, acquistò una quantità imprecisata di questi Treds (Beta) Fighter e li mise in vendita nei negozi di giocattoli e si dice anche nelle fumetterie. Questi Treds sono tutti nella colorazione blu e furono prodotti a Singapore (a differenza dei prototipi originali che riportano made in Japan). Inutile dire che questi Treds Fighter sono i giocattoli più rari fra quelli della serie Macross. Solo pochissimi esemplari sono stati avvistati nelle aste francesi.
La Lansay mise anche sul mercato gli Alpha Fighter da 5'' in un 2-Pack o in confezioni singole, ognuno con ciascun tipo di Tred Fighter. Mentre l'Alpha varia nella colorazione, il Tred si trova sempre blu. Gli stessi Alpha erano differenti e avevano le braccia colorate. L'immagine sotto mostra la differenza.
Pubblicato da Krustard3 alle mercoledì, dicembre 10, 2008 0 commenti
Gakken Blue Alpha Fighter 8''
Il Blue Alpha Fighter è il caccia dell'esercito della colonia marziana pilotato dal mitico Scott Bernard. Questo giocattolo è veramente un prodigio di design misto ad un'ottima fattura e ad una incredibile trasformazione. Non fu prodotto negli anni '80 dalla Bandai ma bensì dalla Gakken così come altri innumerevoli giocattoli tratti dalla serie Macross e dai suoi derivati. Il Blue Alpha Fighter è stato distribuito in diverse confezioni, dalla sobria scatola Gakken, a quella con la scritta "Robotech" e non ultima la versione giapponese.
Tra le varie versioni del Blue Alpha Fighter questa vanta sicuramente il migliore sculpt della testa. Può trasformarsi con semplicità ed effetto nelle tre configurazioni viste nella serie animata.
Pubblicato da Krustard3 alle mercoledì, dicembre 10, 2008 0 commenti
























